LE  FERITE

 

Le ferite emorragiche o no, devono essere sempre prima deterse con soluzione fisiologica  e/o acqua ossigenata, poi disinfettate con soluzioni non alcoliche. La parte lesa va pulita partendo dai bordi verso l'esterno, mai al contrario, per evitare che i microrganismi vi possano penetrare. E' buona norma coprire la ferita con delle garze sterili e se è in corso un sanguinamento è bene tamponare con una fasciatura non troppo stretta.

Le ferite da punta o perforazione, meritano un'attenzione particolare: il corpo estraneo ancora conficcato non deve essere mai rimosso. Si disinfetta la lesione cercando di non far muovere l'oggetto onde evitare ulteriori danni.

Per le ferite avulse in cui si è verificata una parziale o totale perdita di lembi cutanei; il trattamento deve essere il seguente: detergere, disinfettare e coprire la ferita; la parte avulsa deve essere lavata con soluzione fisiologica, avvolta in un telino possibilmente sterile e sopra applicare il ghiaccio; poi trasportare l'infortunato al Pronto Soccorso

Un altro tipo di ferita è l'amputazione; la parte amputata va avvolta in un telo e ricoperta di ghiaccio e trasportata assieme al paziente. La ferita da amputazione non sempre richiede l'applicazione di un laccio emostatico arterioso perché in una amputazione netta con ferita non frastagliata, spesso basta una medicazione compressiva per arrestare l'emorragia perché una reazione di contrazione muscolare   agisce sui vasi costringendoli. Nel caso che una medicazione di tal genere si riveli del tutto inutile,  applicate un laccio arterioso che dovrà rimanere in sito non più di 20 minuti poi allentare per circa 30-40 secondi.

 

 

 

 

 

 

 

                                               

LE  USTIONI

 

Esistono diversi gradi di ustioni ma qui mi limito solo a segnalare il trattamento. Le ustioni di tipo termico vanno subito raffreddate con soluzione fisiologica, o con acqua corrente se questa non è reperibile. I vestiti vanno rimossi solo se non sono adesi alla cute ustionata. Non usate alcun tipo di pomate, unguenti o altro, solo bagnate la zona,  copritela con dei teli sterili o puliti e bagnate anche questi ultimi. Nelle ustioni molto estese si consiglia di non bagnare i teli che ricoprono la parte lesa, di reperire un accesso venoso, di prevenire il rischio di ipotermia e di controllare costantemente i parametri vitali.

Le ustioni causate da sostanze caustiche non vanno  bagnate subito.  Si cerca di togliere le polveri caustiche (es. la calce) spolverando la zona e successivamente si versa abbondantemente dell'acqua; proteggere la zona con dei teli. 

Le ustioni chimiche richiedono lo stesso trattamento di quelle termiche.   Scoprire il paziente dai propri indumenti è molto importante quando, ovviamente, ciò è possibile; soprattutto cercate di togliere le scarpe e le calze perché possono rivelarsi serbatoi di sostanze o liquidi  ustionanti.

 

 

 

 

 

 

 

 

 LE  EMORRAGIE   

 

Le emorragie possono essere esterne ed interne. Qui saranno esaminate solo quelle esterne.   Il trattamento  si articola in cinque fasi:

  1. Compressione diretta - attraverso un pacchettino di garze comprimere direttamente con la mano guantata, la zona in cui è presente l'emorragia.

  2. Bendaggio compressivo - bendare con una fascia la zona interessata.

  3. Sollevamento dell'arto - se non vi è   sospetto di fratture o lesioni della colonna vertebrale, sollevare l'arto in modo che, riducendo la pressione, il sanguinamento si arresti.

  4. Compressione sull'arteria - individuare l'arteria che sanguina (ad es. emorragia ad un braccio, individuare l'arteria omerale) e comprimere con le dita.

  5. Laccio emostatico - se le fasi in sequenza sopra citate non dovessero dare esito positivo, utilizzate il laccio con le accortezze riportate nel capitolo delle ferite.  Attenzione però, un laccio va  sempre posizionato sopra la ferita se si tratta di  emorragia  arteriosa (fuoriuscita del sangue a zampillo), sotto della ferita in caso di emorragia venosa.    

 

  

 

 

 

 

 

 

 

 

LE  IPO-IPERTERMIE

 

L' Ipotermia è una patologia legata al freddo, è il classico Congelamento delle zone più esposte a una fonte fredda   (es. le mani a contatto con la neve), o al vento freddo  (es. il naso, gli zigomi, le orecchie). Il trattamento, in queste circostanze, consiste nel riscaldamento graduale delle zone congelate (ad es. con acqua tiepida). Bisogna evitare categoricamente l'esposizione della zona direttamente ad una fonte di calore ed   il frizionamento (cioè mai praticare dei massaggi). In caso di congelamento generalizzato, bisognerà portare l'infortunato in un ambiente caldo, somministrargli liquidi caldi per via orale se cosciente e trasportarlo in ospedale. In ambulanza l'Infermiere   o il medico  incanalerà una vena per somministrare liquidi caldi. Il paziente verrà coperto con un telo termico e costantemente osservato.

L' Ipertermia è invece legata al caldo: è il classico Colpo di Calore o di Sole. Il trattamento consiste nel portare il paziente in luogo ombreggiato o fresco, raffreddare il corpo con acqua o  ghiaccio partendo dalla testa  (evitare il diretto contatto con la cute), poi nei punti di passaggio delle principali arterie (ascelle, inguine). Se il paziente è cosciente somministrare per via orale, liquidi freschi. Durante il trasporto in ospedale, in ambulanza reperire un accesso venoso e monitorizzare i parametri vitali.  

 

 

 

 

 

 

 

L' ASFISSIA DA CORPI ESTRANEI

MANOVRA DI HEIMLICH

 

L' asfissia da corpi estranei è dovuta ad un'ostruzione parziale o totale delle vie aeree per inalazione di materiale solido.  Si tratta, della classica situazione in cui pezzetti di cibo, caramelle o, nel bambino,  giocattoli od altri piccoli oggetti, vengono messi in bocca ma invece di prendere la via digestiva prendono quella respiratoria. Il paziente si presenta con difficoltà respiratoria, incapace di tossire, con le mani portate vicino alla gola. Il trattamento nel soggetto adulto consiste nel cercare di far espellere l'oggetto ostruttivo attraverso la manovra di Heimlich  che si diversifica a seconda che il paziente sia cosciente o meno (vedi figure in "guarda le tecniche"). Quando il soggetto è in arresto cardio-respiratorio, una volta provata la manovra di Heimlich, indipendentemente dal suo esito,  mettere in atto il B.L.S. In tal caso avvisare la Centrale Operativa per l'invio dei soccorsi avanzati. Non interrompere il B.L.S. fino all'arrivo dei soccorsi qualificati.

Nel neonato o nel bambino, le manovre da mettere in atto sono differenti da quelle dell' adulto. Rimando la spiegazione alle immagini che troverete cliccando su "guarda le tecniche".  

 

                                                                                                   

 

 

 

 

 

 

 

 

L' ANNEGAMENTO

 

Si tratta di un'emergenza respiratoria poiché si viene a creare un quadro di asfissia con arresto cardio-respiratorio. Il trattamento consiste nell'intervenire quanto prima ed applicare le regole del B.L.S. tenendo in considerazione che l'annegato può essere anche un traumatizzato (molti annegamenti avvengono per traumi cranici o del rachide ad es. dopo  un tuffo). Se il paziente è sempre cosciente in acqua, non avvicinarsi in maniera diretta, ma  gettargli una corda, un remo o altro a cui farlo aggrappare per essere trascinato a riva. Se il paziente è invece incosciente, praticare la respirazione bocca-bocca già in acqua, se la situazione lo permette. Trascinatelo a riva o sul bordo della piscina, non perdete tempo a liberarlo dall'acqua inalata ma mettete in atto il B.L.S., avendo  l'accortezza di coprire il paziente per evitare l'ipotermia. Ospedalizzare l'infortunato; durante il trasporto incannulare una vena, continuare il B.L.S. se il paziente è sempre in arresto cardio-polmonare, altrimenti, se cosciente, erogare ossigeno e monitorizzare i parametri vitali costantemente.  

 

 

 

 

 

IL POLITRAUMATIZZATO E

I SISTEMI DI IMMOBILIZZAZIONE

 

Il politraumatizzato è colui che presenta potenzialmente lesioni a carico dell'apparato scheletrico e di organi interni. Il trattamento d'urgenza è rivolto ad identificare le lesioni riportate stabilendo le priorità d'intervento.

La prima cosa da considerare è la valutazione dello  scenario per evitare rischi a carico dei soccorritori (valutazione dell'ambiente circostante); la seconda cosa è stabilire approssimativamente la dinamica dell'evento e contemporaneamente la valutazione del paziente, ossia: accertamento dello stato di coscienza, immobilizzazione del rachide cervicale, valutazione della respirazione e del polso.

Nel politraumatizzato va sempre sospettata la presenza di lesioni a carico di tutto il rachide (colonna vertebrale): nello spostamento del paziente, dopo aver posizionato il collare cervicale, utilizzare l'asse spinale o per un primo recupero, la barella a cucchiaio (si consiglia di non utilizzare tale presidio come sistema di trasporto ma solo per il recupero e poi posizionarlo sull'asse).

In caso di infortunato in auto, utilizzare l'estricatore spinale (un giubbetto in grado di immobilizzare la colonna dotato maniglie per estrarre il paziente dall'auto). Una volta protetto il rachide, immobilizzare l'arto o gli arti con sospetta frattura; in presenza di emorragie, arrestarle secondo le procedure descritte nella sezione "emorragie"; incannulare una vena con un ago cannula del 16-14 G (solo Medici ed Infermieri) e infondere liquidi; somministrare ossigeno; rilevare con monitor il tracciato ECG, rilevare la pressione arteriosa; coprire il paziente per evitare l'ipotermia; monitorizzare costantemente i parametri vitali. Se il paziente è in arresto cardiaco, dopo aver immobilizzato il rachide come sopra descritto, iniziare il B.L.S. ed eventualmente richiedere i soccorsi avanzati.

 

                                                                                                    

 

 

 

 

 

 

 

 

LO SHOCK

 

Lo shock è una discrepanza fra massa circolante e letto vasale, in poche parole lo shock comporta una diminuzione importante della pressione arteriosa. Esistono diversi tipi di shock a seconda della causa scatenante ma la risultante è sempre la diminuzione di pressione. Il paziente si presenta debole, irrequieto con nausea, vertigini, brividi; polso superficiale e rapido; respirazione superficiale e rapida; pressione arteriosa al di sotto dei 90 (la massima); sudorazione profusa fredda e appiccicosa; pallore al viso; spesso cianosi periferica (colorazione bluastra a livello del letto ungueale, labbra e lobi delle orecchie). Il trattamento deve essere il più tempestivo possibile e prevede il posizionamento del paziente in trendelemburg (posizione antishock) cioè disteso con le gambe sollevate (non usare tale procedura in caso di sospetto di lesione del rachide o di fratture arti inferiori). Reperire subito un accesso venoso con un  ago cannula di grosso calibro ed infondere liquidi (solo Medici ed Infermieri); somministrare ossigeno. Durante il trasporto in ospedale monitorizzare i parametri vitali.

 

 

 

 

 

 

 

 

L' INFARTO MIOCARDICO

 

L' infarto miocardico insorge per un'ostruzione di un'arteria coronarica. Questa condizione comporta la morte (necrosi) di una porzione del miocardio (muscolo cardiaco) a causa dell'interruzione del flusso ematico e quindi di ossigeno in quel distretto. Indipendentemente dai fattori scatenanti, il paziente si presenta con dolore toracico che può irradiarsi lungo il braccio sinistro (a volte in entrambi), posteriormente alla spalla, al collo, alla mascella e alla mandibola; può anche insorgere come dolore epigastrico (stomaco); talvolta è asintomatico (senza dolore). Il trattamento consiste nel tranquillizzare il paziente, somministrare ossigeno, incannulare una vena, rilevare l' ECG e la pressione arteriosa. Impedite qualsiasi movimento  sistemando il paziente in barella in posizione semiseduta. Durante il trasporto monitorizzare i parametri vitali.  

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